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CHI VEDO VEDO
di Manfredi Niccolò Ostuni
Con Marika Baldassarre, Matilde Magli, Giovanni Mascali

Italia, 2025, 10’  > I T A L I A N  P R E M I È R E <

 

SINOSSI
In una giornata assolata, Teo decide di saltare scuola e raggiunge i suoi amici in una piazza di periferia. Distesi sui gradoni, trascorrono il tempo tra silenzi e attese, lasciando che il pomeriggio scorra lento. Quando uno di loro rompe l’inerzia e propone un gioco, il tempo sospeso del pomeriggio si trasforma in una partita di mosca cieca. Bendato, Teo è costretto a muoversi nel buio, tentando di riconoscere gli altri attraverso voci, respiri e movimenti. Ma proprio in quell’assenza di immagini, tra silenzi e passi incerti, Teo finisce per vedere i suoi amici per ciò che sono davvero.

 

SYNOPSIS
On a sunny day, Teo decides to skip school and joins his friends in a suburban square. As they stretch out on the steps, they wait in silence and let the afternoon pass slowly. When one of them breaks the inertia and proposes a game, the suspended time of the afternoon turns into a game of blind man’s buff. Blindfolded, Teo is forced to move in the dark, attempting to recognize others through voices, breaths, and movements. In the absence of images, between silences and uncertain steps, Teo comes to recognize his friends as their true selves.

 


BIOGRAFIA DEL REGISTA
Manfredi Niccolò Ostuni, nato a Martina Franca (TA) il 4 luglio 2003 consegue il diploma classico nel 2022. Si trasferisce a Bologna per proseguire gli studi iscrivendosi al corso di laurea DAMS presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Il suo esordio alla regia avviene nel 2024 con I topi ballano, un cortometraggio autoprodotto nato dall’urgenza di dar voce a una condizione umana profonda e universale. Nonostante la dimensione indipendente del progetto, l’opera è riuscita a raggiungere il pubblico in sala, segnando l’inizio di un percorso autoriale. La sua passione per il linguaggio audiovisivo si alimenta quotidianamente grazie all’auto coinvolgimento in produzioni di piccola e media scala e all’esperienza maturata all’interno di alcuni festival tra cui il Sudestival, durante il quale ha ricevuto la menzione speciale per il premio “RAI CINEMA CHANNEL” della Rete dei Festival dell’Adriatico assegnato dalla Giuria Cinema Nazionale.

 

DIRECTOR BIOGRAPHY
Born on July 4, 2003 in Martina Franca (TA), Manfredi Niccolò Ostuni graduated with a classical diploma in 2022. He moved to Bologna to continue his studies by enrolling in the DAMS degree course at the Alma Mater Studiorum – University of Bologna. His directorial debut came in 2024 with “I topi ballano”, a self-produced short film born from the urgency of giving voice to a deep and universal human condition. Despite the project’s independent dimension, the work managed to reach audiences in the theater, marking the beginning of an authorial journey. His passion for audiovisual language is fueled daily by his self-involvement in small and medium-scale productions and the experience he has gained at several festivals, including Sudestival, during which he received a special mention for the “RAI CINEMA CHANNEL” award from the Adriatic Festival Network, awarded by the National Cinema Jury.

 


NOTE DI REGIA
Il film nasce dal ricordo di un tempo sospeso: un momento di transizione in cui l’infanzia sembra allontanarsi, mentre i primi segnali dell’età adulta iniziano a farsi strada. È un tempo in cui si sta insieme più per abitudine che per necessità, condividendo silenzi, attese e piccoli gesti. La piazza diventa uno spazio quasi immobile, dove i corpi dei ragazzi occupano i gradoni e il pomeriggio scorre lentamente. In questo equilibrio statico, l’idea di un gioco rompe l’inerzia e introduce un movimento inatteso, aprendo per il protagonista la possibilità di percepire le persone che lo circondano in modo diverso, più intimo. La mosca cieca è un gioco semplice, quasi infantile, ma nel film diventa uno strumento di scoperta. Privato della vista, Teo è costretto ad affidarsi ad altri segnali: respiri, passi, presenze. Il buio diventa così uno spazio in cui i rapporti emergono in modo più diretto e fragile. Il film osserva questo passaggio: da una presenza distratta e silenziosa a una forma di riconoscimento più consapevole, che si manifesta proprio nel momento in cui l’immagine viene meno.

 

DIRECTOR STATEMENT
The film was born from the memory of a suspended time: a moment of transition in which childhood seems to drift apart, while the first signs of adulthood begin to make their way. It’s a time when we’re together more out of habit than necessity, sharing silences, waits, and small gestures. The square becomes an almost immobile space, where the boys’ bodies occupy the steps and the afternoon flows slowly. In this static balance, the idea of a game breaks inertia and introduces unexpected movement, opening up for the protagonist the possibility of perceiving the people around him in a different, more intimate way. The blind man’s buff is a simple, almost childish game, but in the film it becomes a tool of discovery. Deprived of sight, Teo is forced to rely on other signals: breaths, steps, presences. The dark thus becomes a space where relationships emerge more directly and fragilely. The film observes this transition: from a distracted and silent presence to a more conscious form of recognition, which manifests itself precisely when the image fades.

 


POSTER

 


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