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L’ANTICONFORMISTA: BERNARDO BERTOLUCCI

 

L’ossessione della Storia, la poesia del Desiderio

Celebrare la bellezza nel cinema significa spesso fare i conti con chi ha avuto il coraggio di frantumarne le regole. Per la sua ventesima edizione, Vicoli Corti sceglie di rendere omaggio a un maestro che ha trasformato il linguaggio cinematografico in un atto rivoluzionario, poetico e profondamente politico: Bernardo Bertolucci.

Il manifesto ufficiale del festival 2026, realizzato dall’illustratrice Annalisa Manfredi, trae la sua forza e la sua visione dai 50 anni di Novecento (1976), un’opera monumentale che ha saputo fondere l’epica contadina con la lotta di classe, la passione individuale con il respiro della grande Storia. Da questo anniversario nasce la retrospettiva “L’anticonformista”, un viaggio articolato tra documentario, cortometraggio e capolavori restaurati, realizzato grazie alle prestigiose collaborazioni e ai patrocini di Fondazione Bernardo Bertolucci, Il Cinema Ritrovato – Cineteca di Bologna, Minerva Pictures, Rai Teche e Viggo.

 

 

Dal 18 al 23 Agosto | Sguardi incrociati e l’ultima gemma

Durante le serate del festival, il percorso esplora la figura del regista attraverso il racconto di chi lo ha studiato, amato e compreso, fino a toccare la sua ultima intuizione dietro la macchina da presa:

  • Bertolucci secondo il cinema di Gianni Amelio: Un dialogo intimo e prezioso sul set di Novecento, dove l’occhio di Amelio cattura la genesi dell’estetica e del pensiero bertolucciano nel suo momento di massima espansione.
  • La nostra magnifica ossessione: Bernardo Bertolucci e la sua generazione di Marco Spagnoli: Un affresco corale che contestualizza Bertolucci all’interno di una stagione irripetibile del cinema italiano, quando fare film equivaleva a ridisegnare il mondo.
  • Histoire d’eaux: L’ultimo cortometraggio diretto dal maestro (episodio del film collettivo Ten Minutes Older: The Cello). Una parabola poetica e filosofica sul tempo e sul destino, che racchiude in pochi minuti la sintesi di un’intera carriera.

 

17, 24 Settembre e 1 Ottobre | I Tre Restaurati: Tre epoche, un solo sguardo

A settembre e ottobre, la retrospettiva prosegue con la proiezione di tre capolavori in versione restaurata, simboli di tre fasi cruciali della sua ricerca estetica e politica:

  1. Prima della rivoluzione (17 Settembre): L’irrequietezza della giovinezza, il conflitto tra appartenenza borghese e tensione marxista. Il ritratto結晶struggente di una generazione che scopre l’impossibilità di essere davvero rivoluzionaria senza dolorose rinunce.
  2. Il conformista (24 Settembre): Un capolavoro formale assoluto. Attraverso le geometrie opprimenti della fotografia di Vittorio Storaro, Bertolucci analizza la psicologia del fascismo e il desiderio patologico di “normalità” che anestetizza la coscienza.
  3. The Dreamers (1 Ottobre): Il sessantotto parigino letto attraverso il filtro della cinefilia, dell’eros e dell’utopia. Un’opera-testamento sulla passione per le immagini e sulla forza liberatoria della gioventù.

 

L’Attualità di un Anticonformista: Il Cinema come Atto Politico

Rileggere Bernardo Bertolucci oggi non è un mero esercizio di memoria cinefila. In un momento storico segnato dalla fragile tenuta delle democrazie, insidiate dal riaffiorare di tentazioni autoritarie e dall’egemonia pervasiva dei nuovi “imprenditori della mente” — quei magnati della tecnologia e dei social media capaci di plasmare l’immaginario e anestetizzare il dibattito pubblico —, il cinema di Bertolucci agisce come un reagente critico urgente e necessario.

Bertolucci ci ricorda che ogni scelta estetica è un’azione politica. Il suo “anticonformismo” non è mai stato una posa superficiale, ma una sfida costante al potere, alle convenzioni e al pudore borghese. Attraverso l’intreccio indissolubile tra Marx e Freud, tra la lotta sociale e l’esplorazione dell’inconscio, i suoi film denunciano la pericolosità dell’omologazione e la tendenza dell’individuo ad abdicare alla propria libertà per conformarsi al pensiero dominante.

Oggi, mentre la società rischia di scivolare in un nuovo assoggettamento digitale e ideologico, l’eredità di Bertolucci e il ricordo di Novecento ci spingono a mantenere una posizione scomoda, a mettere in discussione le certezze imposte dall’alto e a credere ancora che l’arte, la bellezza e il cinema possano essere uno strumento collettivo di resistenza e liberazione.

 

“Il cinema è il modo di raccontare la realtà cambiando la realtà.”

Bernardo Bertolucci