
SE FATE I BRAVI
di Stefano Collizzolli e Daniele Gaglianone
Italia, 2022, 100’
SINOSSI
Un diario del G8 di Genova 2001, fatto vent’anni dopo, raccontando al presente un passato interrotto.19 – 21 luglio 2001. Erano i giorni di un vertice fra gli otto stati più potenti della terra: otto persone riunite a decidere il destino del pianeta, barricate dietro grate alte cinque metri e protette da migliaia di poliziotti. Ed i giorni in cui centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo sono andate a Genova per contestare pacificamente quel modello di sviluppo predatorio ed ingiusto, e proporne un altro. A quel sogno ed a quella protesta rispose la più grave sospensione dei diritti democratici in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale. La memoria è una cosa strana. Quella di Genova è una storia che è stata raccontata molte volte, ma il nostro paese non ci ha mai fatto i conti fino in fondo; come se fosse una storia da dimenticare. Anche moltissime delle memorie individuali sono interrotte; come una ferita sepolta, una frattura che ci si scorda di avere, ma che quando cambia il tempo si sente. E’ quello che è successo agli autori ed ai testimoni del film. Vent’anni dopo abbiamo sentito l’esigenza di raccontare.
SYNOPSIS
A diary of the 2001 G8 Summit in Genoa, crafted two decades later, recounting in the present tense an interrupted past. July 19–21, 2001. Three days that saw the leaders of the world’s eight most powerful nations gather to decide the planet’s fate, barricaded behind five-meter-high steel fences and shielded by thousands of police officers. Three days when hundreds of thousands of people arrived in Genoa from across the globe to peacefully protest a predatory, unjust economic model—and to demand another world entirely. That dream, and that protest, were met with the most violent suspension of democratic rights in the Western world since World War II. Memory is a elusive thing. The story of Genoa has been told many times, yet Italy has never fully confronted its legacy—treating it as a chapter better left forgotten. For many, individual memories remain severed: like a buried wound, a forgotten fracture that only throbs when the weather changes. That is precisely what happened to the filmmakers and witnesses of this project. Twenty years on, the need to tell this story became impossible to ignore.

BIOGRAFIA DEI REGISTI
Stefano Collizzolli nato a Padova nel 1978 è autore e regista di cinema documentario e socio fondatore di ZaLab.
Fra i suoi film I Nostri Anni Migliori (2012, con Matteo Calore), Il Pane a Vita (2014), È finita (2015), fuoriClasse (2016, con Michele Aiello) e Paese Nostro (2019).
Ha scritto con Daniele Gaglianone Dove Bisogna Stare (2018) ed Il Tempo Rimasto (2021). È formatore di video partecipativo ed ha progettato ed è stato trainer sul campo per laboratori di video partecipativo in Italia, Palestina, Tunisia, Senegal e Repubblica Dominicana.
Daniele Gaglianone nato ad Ancona nel 1966, del 2000 è l’esordio nel lungometraggio con I nostri anni, (Quinzaine des Realisateurs, festival di Cannes 2001). Il suo secondo lungometraggio Nemmeno il destino è del 2004 (Tiger Award all’International Film Festival di Rotterdam nel 2005). Nel 2008 realizza un documentario in Bosnia Rata Nece Biti –la guerra non ci sarà (David di Donatello 2009). Pietro, terzo lungometraggio di finzione, è selezionato nel concorso internazionale del Festival di Locarno 2010. Nel 2011 esce Ruggine, presentato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia così come La Mia Classe, nel 2013. Nel 2014 esce il documentario Qui, sulla lotta in Val di Susa contro la linea alta velocità Torino-Lione. Nel 2017 viene presentato al Festival di Locarno Granma, mediometraggio realizzato a Lagos insieme al regista nigeriano Alfie Nze. Nel 2018 gira il documentario per doc3 Sorelle d’Italia, e al Torino Film Festival del 2018 presenta il documentario Dove Bisogna Stare, nato dalla collaborazione con Medicine Sans Frontieres e distribuito nelle sale da ZaLab. Nel marzo del 2019, insieme agli artisti Lina Fucà e Paolo Leonardo, inaugura presso la Fondazione Merz a Torino la mostra Solo da bambini, in esposizione fino a maggio dello stesso anno. Nel 2020 presenta al Teatro delle Muse di Ancona lo spettacolo Cinque Minuti di Gazzarra, prodotto da Marche Teatro. Nel 2021 presenta al Torino Film Festival il documentario Il Tempo Rimasto
DIRECTORS BIOGRAPHY
Stefano Collizzolli born in Padua in 1978, Stefano Collizzolli is a documentary filmmaker and co-founder of ZaLab. His directorial credits include Our Best Years (I Nostri Anni Migliori, 2012, co-directed with Matteo Calore), Bread for Life (Il Pane a Vita, 2014), It’s Over (È finita, 2015), outOfClass (fuoriClasse, 2016, co-directed with Michele Aiello), and Our Country (Paese Nostro, 2019). He co-wrote Where We Belong (Dove Bisogna Stare, 2018) and The Time That Remains (Il Tempo Rimasto, 2021) alongside Daniele Gaglianone. An active trainer in participatory video, he has designed and led field workshops across Italy, Palestine, Tunisia, Senegal, and the Dominican Republic.
Daniele Gaglianone born in Ancona in 1966, Daniele Gaglianone made his feature directorial debut in 2000 with Our Years (I nostri anni), selected for the Directors’ Fortnight at the Cannes Film Festival. His second feature, Not Even Destiny (Nemmeno il destino, 2004), won the Tiger Award at the International Film Festival Rotterdam. In 2008, he directed the Bosnian documentary There Will Be No War (Rata Nece Biti), which won the David di Donatello Award. His third fiction feature, Pietro (2010), entered the international competition at the Locarno Film Festival. He premiered Rust (Ruggine, 2011) and My Class (La Mia Classe, 2013) at Venice Venice Days (Giornate degli Autori). In 2014, he released Qui, focusing on the No TAV movement in Val di Susa. His mid-length film Granma, shot in Lagos with Alfie Nze, screened at Locarno in 2017. He directed Sorelle d’Italia for Doc3 (2018) and presented Where We Belong (Dove Bisogna Stare, 2018)—a collaboration with Doctors Without Borders—at the Torino Film Festival. In 2019, he co-curated the exhibition Solo da bambini at Fondazione Merz in Turin. He directed the stage production Cinque Minuti di Gazzarra in 2020, and presented his documentary The Time That Remains (Il Tempo Rimasto) at the 2021 Torino Film Festival.
NOTE DI REGIA
RACCONTARE GENOVA 2001
Ci sono storie su Genova 2001 che non ci siamo mai raccontati, per i motivi più diversi.
Spesso, perché queste storie erano traumatiche, altre volte perché buffe o laterali o incongruenti; ma forse soprattutto perché non ci sembravano rilevanti, perché non trovavamo uno spazio per farlo. Evandro Fornasier parla quasi in macchina; in uno spazio neutro, racconta la sua storia in modo disteso, intimo, e situato in quel presente distante, quasi fosse un monologo teatrale. Si avverte la presenza, attorno alla telecamera, di persone che condividono con lui uno spazio ed un tempo irripetibile. Comincia a parlare dicendo che è la prima e l’ultima volta che ha l’occasione di farlo con tutto il tempo necessario; non gli è mai successo, e non succederà più. Con voce quieta e pungente racconta l’esigenza che muoveva lui ed il suo gruppo di amici, in un gesto che sembrava necessario, indiscutibile, pur non essendo loro militanti: l’idea di un mondo un cui fosse più piacevole e più giusto vivere. Un’idea da non tenere per sé, ma da condividere, in uno spazio pubblico sognante, forse ingenuo, di piazza, di presa di parola. Racconta anche cos’è avvenuto dopo. La repressione caotica. L’arresto. La detenzione a Bolzaneto, una discesa agli inferi. E poi la traduzione al carcere di Alessandria, dove l’incubo non è finito. Al diario di parola di Evandro si affianca un diario per immagini: nel corso della lavorazione del film, Stefano Collizzolli riscopre le riprese video delle sue giornate di Genova. C’era una telecamera miniDV, con l’intento di testimoniare ma soprattutto con uno spirito di festa, di gita con gli amici, con i costumi da bagno in zaino per il giorno dopo le manifestazioni. Sono immagini che poi nessuno aveva mai più rivisto. Evandro e Stefano non si conoscevano, ventuno anni fa; eppure spesso erano separati da poche decine di metri, e quella piccola distanza è stata decisiva per come le due storie sono andate a finire. Fino a quel momento, per quanto fossi stato un adolescente vivace rompiballe e cagadubbi, pensavo allo Stato come quella cosa che mi dava in nome di tutti scuola ed ospedali; che poteva essere pro tempore in mano alle persone sbagliate, ma in fin dei conti era l’espressione della cura di sé della mia comunità. Ci si poteva anche litigare, insomma; ma facendo poi la pace alla sera, come il Papa consiglia per i matrimoni. Tra il 19 ed il 21 luglio 2001, ho realizzato che il mio Stato voleva uccidermi. (Stefano Collizzolli)
“Se fate i bravi” è innanzitutto un viaggio dentro i meccanismi feroci del potere; la parabola di un essere umano che cade dentro quella lucida ferocia subendone non solo la fisica e concreta brutalità ma scivolando in una dimensione irreale dove le coordinate che danno senso alla vita e al mondo che pensiamo di abitare si dissolvono. E come la Legge in Kafka, il potere diviene un’entità che rivela la sua natura inumana e indiscutibile, priva di ogni regola se non quella dell’arbitraria sopraffazione. (Daniele Gaglianone)
DIRECTOR STATEMENT
RECOUNTING GENOA 2001
There are stories about Genoa 2001 that we have never told each other, for the most disparate reasons. Often because these stories were traumatic; other times because they were funny, tangential, or incongruous; but perhaps, above all, because they didn’t seem relevant to us, because we couldn’t find a space to share them. Evandro Fornasier speaks almost directly to the camera. Set against a neutral background, he tells his story in a relaxed, intimate manner, anchored in a distant present, almost as if delivering a theatrical monologue. Around the camera, one feels the presence of people sharing with him a unique, unrepeatable time and space. He begins by saying that this is both the first and last time he will have the opportunity to speak with all the time he needs; it has never happened before, and it will never happen again. In a voice that is both calm and piercing, he describes the urge that drove him and his circle of friends—an act that felt necessary, indisputable, even though they were not political activists: the vision of a world where living would be more just and more joyful. An idea not to be kept to oneself, but shared in a dreamlike, perhaps naive, public space of collective gathering and reclaimed speech. He also recounts what came after. The chaotic crackdown. His arrest. His detention at Bolzaneto—a descent into hell. And the subsequent transfer to the prison in Alessandria, where the nightmare was far from over. Parallel to Evandro’s spoken diary runs a visual diary. During the film’s production, Stefano Collizzolli rediscovered video footage of his own days in Genoa. It was shot on a MiniDV camera with the intent to bear witness, but above all in a spirit of celebration—a road trip with friends, swimsuits packed in their backpacks for the day after the demonstrations. These were images that no one had ever watched again since. Evandro and Stefano did not know each other twenty-one years ago. Yet often, only a few dozen meters separated them—a small distance that proved decisive for how their respective stories unfolded. Up until that moment, as lively, troublesome, and doubt-plagued an adolescent as I might have been, I thought of the State as an entity that provided me with schools and hospitals on behalf of everyone; an institution that could temporarily fall into the wrong hands, but which ultimately embodied my community’s collective care for itself. In short, you could argue with it, but you would always make peace by evening, much like the Pope advises for marriages. Between July 19th and 21st, 2001, I realized that my State wanted to kill me. (Stefano Collizzolli)
If You Are Good (Se fate i bravi) is, above all, a journey into the fierce mechanisms of power. It traces the trajectory of a human being falling into that lucid ferocity, suffering not only its physical and concrete brutality, but slipping into an unreal dimension where the coordinates that give meaning to life and to the world we think we inhabit simply dissolve. Like the Law in Kafka, power becomes an entity that reveals its inhumane and unquestionable nature—stripped of all rules save for that of arbitrary oppression. (Daniele Gaglianone)
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